Scienza dell’alimentazione e dietetica - slide
Scienza dell’alimentazione e dietetica - slide
Scienza dell’alimentazione e dietetica - slide
Scienza dell’alimentazione e dietetica - slide

Allena la motivazione

a cura della dott.ssa Alessia Leugio –  Psicologa dello sport 

 

“Piantate nella vostra mente i semi dell’aspettativa; coltivate pensieri che anticipino la realizzazione dei vostri obiettivi. Credete in voi stessi come persone in grado di superare tutti gli ostacoli e le debolezze”
Norman Vincent Peale

 

E’ importante notare come dietro ad ogni meta c’è una spinta motivazionale, o meglio una costellazione di motivazioni che la persona “attiva” per cominciare un percorso.

Tuttavia possiamo chiederci come far funzionare la “volontà”, in modo da farne uno strumento efficace per raggiungere i nostri obiettivi. Si noti che “volontà” sta per “scelta e decisione”, mentre il “desiderio” sta per “speranza e aspettativa”.

Quando vogliamo veramente, siamo animati da una convinzione, quindi non solo desideriamo ma sappiamo dove vogliamo arrivare. La motivazione in questo caso è intrinseca, cioè è una spinta interiore ed è retta dalla curiosità, libertà e sicurezza.

Mentre la motivazione estrinseca è governata da ricompense e sollecitazioni esterne.

Chi comincia un’attività sportiva, o chi già da tempo la svolge, può subito notare come lo sport consente di esternare al meglio l’aspetto motivazionale. Ma dietro a questa scelta possono emergere anche a fattori secondari importanti:

  • l’emotività (migliorare gli stati emotivi),
  • il desiderio di comunicare e stare in contatto con gli altri,
  • il desiderio di accrescere la propria forma fisica (migliorare il proprio stato di salute),
  • la voglia godere di una nuova esperienza (imparare nuove abilità)
  • la necessità di trovare una propria identità e un proprio ruolo sociale (essere parte di un gruppo, e conoscere le proprie capacita psico-fisiche).

L’attività sportiva può essere determinata da 3 fasi: la scelta; attraverso la quale l’individuo valuta gli aspetti positivi e negativi della pratica proposta, la seconda fase è rappresentata dalla decisione di procedere verso quella determinata attività; ed infine l’attuazione, cioè la pratica e lo svolgimento dell’attività scelta.

Si può notare come l’informazione di un evento va ricondotto alla percezione di competenza che l’individuo ha di sé. Nella teoria di Harter sono centrali i concetti di “competenza percepita” e “controllo percepito della prestazione”, che favoriscono positivamente la motivazione allo sport: un soggetto che ha una buona consapevolezza delle proprie possibilità̀ e che ha un buon controllo della sua prestazione tenderà̀ a esercitare uno sforzo maggiore, a resistere più̀ a lungo a compiti volti alla riuscita, a esperire il tutto in termini più̀ positivi rispetto a un’ atleta con valori più̀ bassi in tali caratteristiche individuali.

Il senso di competenza, la possibilità di “poter fare” sono elementi importanti nella scelta e nell’attuazione della pratica sportiva. In sintesi l’auto-efficacia è definita da Bandura come convinzione nelle proprie capacità di organizzare e realizzare le azioni ha un ruolo importante nel meccanismo cognitivo per mediare la motivazione.

La teoria dell’auto-efficacia (Bandura,1977) ci può mostrare come nell’attività sportiva, esercitando il controllo sul proprio corpo, aumenta la fiducia nelle proprie capacità.

Infatti l’autoefficacia e l’attività fisica sono in una relazione circolare: dove chi si sente più efficace, è maggiormente portato ad intraprendere l’attività, e dunque a rimanere costante; ma è vero anche che chi svolge l’attività sperimenta maggiori sentimenti di efficacia personale e aumentano le emozioni positive.

E’ proprio nel momento in cui si decide di “fare” che la forza e la determinazione hanno un’intensità così alta da far attivare questo meccanismo di positività.

Spesso quando una persona è ansiosa, o pigra tende a evitare e “rifiutare” parecchie attività vissute come difficili e minacciose. Fare sport significa darsi un’opportunità di conoscere il divertimento che c’è dietro al movimento; uscire dalla confort zone, “tentare” nuovi obiettivi; cosi la persona sarà più fiduciosa.

E’ importante adattare l’attività fisica alle proprie abitudini quotidiane, in modo da evitare la “demotivazione”: il compito non deve mai essere troppo “faticoso e difficile da attuare”.

Alcuni lavori si sono concentrati sul tema del divertimento; Scalan e Simmons (1992) costruirono così il “modello dell’impegno sportivo”.

L’impegno sportivo può essere stabilito come un costrutto psicologico che rappresenta il desiderio e la decisione di continuare la partecipazione ad uno sport; dunque ad essere costanti.

I fattori che influenzano la “costanza e perseveranza” sono stati raggruppati in 4 fattori:

  • il divertimento: un feedback positivo che riflette i sentimenti di piacere, contentezza e soddisfazione.
  • Le alternative: l’attrattiva di altre attività che possono ostacolare l’obiettivo stabilito.
  • Gli investimenti personali: il tempo, lo sforzo, le risorse e i valori.
  • Le costrizioni sociali: pressioni di altri significativi (adulti o pari) che influenzano il senso dell’obbligo.
  • Le opportunità: sono i benefici e i risultati attesi (miglioramento dello stile di vita, interazioni positive con gli altri, maggiori competenze psico-fisiche).

 

Lavorare verso l’aumento di questi fattori in modo tale da rendere l’attività sportiva un “valore” e uno stile di vita, può decisamente aiutare la persona che vuole praticare uno sport, o chi da tempo lo svolge ma non in modo costante.

La chiave vincente è cominciare immediatamente a “visualizzare” obiettivi che sono realistici e accessibili alla persona (esempio: allenarsi 2-3 volete alla settimana) in modo tale che una volta raggiunti si può procedere verso una meta più ardua.

 

 

Bibliografia

Bandura A. (1977a), Self-efficacy: toward a unifying theory of behavioural change. Psychological Review, 84, pp. 191-215

Harter,s. 1978. Effectance motivation reconsidered: Toward a developmental model. <<Human Development>>, 21: 34-64.

Scalan T.K., Passer M.W.(1980), THE Attributional Responses of Young Females Athletes after Winning, Trying and Loosing, in Research Quarterly for Exercise and Sport>>, 51, pp. 675-684

Scanlan, T. K., Simons, J. P., Carpenter, P. J., Schmidt, G. W. & Keeler, B. (1993b). The

Sport Commitment Model: Development for the Youth-Sport Domain. Journal of

Sport & Exercise Psychology, 15(1), 16-38.

Peale N.V. (2004) , Puoi se vuoi, La vita positiva, Feltrinelli.

CONTATTI

© 2019 SALUS ITINERE S.r.l.s. - P.Iva 01916470493 - Privacy Policy - Cookies Policy

Credits: RSW Studio